domenica 24 marzo 2013

Passato digitale

Qualche giorno fa mi è tornato in mente il ricordo di un avvenimento. L'evento in sé non era e non è di alcuna importanza. Le immagini nei miei ricordi avevano contorni sfumati e la prima cosa che ho cercato di fare è stata provare a recuperare delle foto dall'hard-disk. Ma questo evento, accaduto una decina di anni fa, non ha alcun tipo di testimonianza digitale. Nessun telefono con fotocamera, nessuna macchina fotografica digitale lo ha immortalato. Era il 2002 e le poche fotocamere in circolazione (comprese quelle attaccate ai cellulari come nel Sony Ericsson t68i) avevano un megapixel di risoluzione e immagini grandi al massimo 640x480 con memorie capaci di contenerne meno di un rullino: costavano poi cifre improbabili. E' strano, ma a volte mi sembra che tutto ciò che è accaduto prima della testimonianza continua data dai cellulari, dalla condivisione aperta e sociale su internet, dalla possibilità di campionari fotografici sterminati, sia ancora più lontano nel tempo della memoria di quanto non lo sia davvero nel tempo della realtà vissuta. E quando capita poi di ritrovare le foto stampate (o persino i negativi), questa sensazione peggiora: nei computer nessuna immagine ingiallisce o sbiadisce. O c'è o non c'è, come ogni altra cosa digitale, che è 1 o 0 senza vie di mezzo. Un ricordo decade, può persino svanire. Una foto si scolora, perde intensità e a volte cambia talmente i toni da cambiare la percezione stessa. Le foto digitali rimangono tali e quali invece e il tempo sembra quasi accorciarsi: tutto è più vicino e dal passato digitale è  più difficile prendere le distanze. Il passato digitale si elabora solo con Photoshop.