Su "Vieni via con me" è stato detto e scritto molto. In generale, quasi tutta la stampa ha apprezzato la prima puntata, sottolineando lati positivi e qualche aspetto negativo. Stroncato da Liberazione, in polemica con Il Fatto, criticato costruttivamente da Aldo Grasso sul Corriere della Sera, il programma è stato sostanzialmente promosso senza troppe riserve. Un Benigni in gran forma e un Abbado un po' a disagio con i tempi televisivi sono stati il corollario di un atto di accusa verso la macchina del fango. Non entro nel merito, perché credo che già la querelle innescata da Travaglio, in polemica con Saviano per un certo utilizzo dei filmati con Falcone al Costanzo Show, abbia colto nel segno e gli eventuali sviluppi saranno tutti da seguire. E' interessante però la maniera in cui è stato trattato l'argomento "omosessualità". Attraverso le "liste" si è voluto squarciare un velo sulla povertà intellettuale di chi avversa l'omosessualità in sé (vale come doppio senso). Un Vendola un pò impacciato, un pò personaggio (e poco persona) ha fatto luce sul gretto modo di chiamare gli omosessuali. A lui ha fatto eco Saviano, che volendo satireggiare (o ironizzare?) sui luoghi comuni attorno ai gay, c'è finito dentro con tutte le scarpe. A tal proposito è uscito un meraviglioso articolo del filosofo Stefano Jesurum sul Corriere della Sera che ben sintetizza ciò che penso: "Sì, nei bar di Gomorra e dintorni sarei additato (con mio discreto vanto) come ricchione. Roberto si ricordi, però, che la medesima cosa accadrebbe nell'entroterra veneto, laziale, lombardo, emiliano, altoatesino e siciliano, nelle roccaforti leghiste e nelle sempre più circoscritte lande rosse di questo Paese. Accade ovunque regnino l'ignoranza e il pregiudizio, quando il popolo si fa guidare dalla pancia e diventa plebe, l'Italia del bar, la peggiore, dove ogni zingaro è ladro e ogni arabo terrorista."
Un blog nato per spo(r)t, per parlare di comunicazione, linguaggio e il suo utilizzo (pubblicità, giornalismo, web).
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venerdì 12 novembre 2010
Sodoma a Gomorra
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Vieni via con me
domenica 31 ottobre 2010
La Rappresentazione
Berlusconi ha da sempre confuso rappresentanza con rappresentazione. O per meglio dire ha contribuito sostanzialmente a portare confusione nel concetto di rappresentanza e con il tempo a trasformarlo in rappresentazione. La rappresentanza è quella che c'è sempre stata da quando c'è la Repubblica; più o meno perfetta ma sempre perfettibile, attraverso le diverse leggi elettorali. Dal Porcellum in poi la rappresentanza popolare è diventata rappresentazione personale. Le liste e il parlamento eletto sono stati fatti a Sua immagine e somiglianza. E' proprio per questo motivo che mai e poi mai, in nessuna occasione, per nessun motivo "esterno" a Berlusconi (tutto ciò che non sia di sua volontà insomma) il governo potrà cadere. Il sistema Berlusconiano è autoreferenziale. Da un lato c'è il parlamento, sua rappresentazione (la Maggioranza degli scelti), dall'altro i sondaggi (il Plebiscito catodico). Ad ogni scandalo, ad ogni processo, ad ogni ingiuria rivolta alla costituzione la risposta è: sono stato votato ed eletto per governare ed io governo, il popolo mi vuole, la gente è con me, sono qui per fare le riforme. Il sistema B. è blindato ed ha come uno scopo quello di salvare B. Come può un sistema studiato per la sopravvivenza del caro leader, porre fine a sé stesso volontariamente? Berlusconi veleggia in relativa tranquillità (politica) all'interno degli scandali (fin quando FLI glielo permette, ovviamente), di qualunque natura essi siano: sessuali, immobiliari, politici, fiscali, giudiziari. L'antipatico e brillante Facci, provocatore di Libero e intelligenza piegata al manganello di regime, all'esplosione dello scandalo Ruby ha scritto le sue dieci domande a Repubblica, parafrasando le altrettante poste da D'Avanzo a B. poco più di un anno fa, all'epoca dello scandalo Noemi Letizia. Una di queste sintetizza bene, la stanchezza e il peso che ci si porta dietro ad ogni nuovo, grottesco, scandalo. Ed è una stanchezza forse sbagliata, perché non bisogna mai smettere di indignarsi, di lottare, di cercare la verità, di volere (pretendere?) una politica migliore e in questo senso è inclusa la richiesta di dimissioni di un premier da sempre inadeguato al suo ruolo. La domanda è la seguente: "Nicole Minetti, la ragazza che ospitò la marocchina a casa sua, è un'ex igienista dentale di Berlusconi nonché ballerina di Colorado Cafè, in marzo paracadutata nel listino bloccato di Formigoni (quello delle firme false denunciato da Cappato e dai Radicali di Milano N.d.R.) che la fece eleggere nel Consiglio regionale della Regione Lombardia. Non vi sembrava già questo, senza bisogno d'altro, già sufficiente?"
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domenica 17 ottobre 2010
La follia di un giorno qualunque
L'immagine del corto cirtuito politico-economico-sociale di questo paese è più che mai evidente sulle prime pagine dei quotidiani oggi in edicola. Non è, non solo almeno, una questione di tipologia di notizie, è lo spazio attribuito e la collocazione delle stesse. C'è una parte della società a rischio marginalizzazione e una parte della società alla quale di questo e di molto altro non frega assolutamente nulla. Tutti i principali quotidiani aprono sulla notizia della grande (non imponente, ma notevole) manifestazione di Fiom e Cgil a Roma. E già su questa, i disinteressati, ricamano a suon di duelli Vendola-Bersani. Di spalla gli articoli sul caso di Avetrana. Dimostrando che i disinteressati, il partito della tv, il movimento del non-voto hanno una maggioranza relativa ma di riferimento un pò per tutti. E sulla notizia, nessun quotidiano ci risparmia foto e dettagli e commenti e interviste. Ma se Corriere della Sera e Stampa aprono con un certo rigore istituzionale su temi economici, dedicando almeno le prime quattro pagine (il Corriere anche di più) alla manifestazione di Roma e alla crisi economica (la Stampa con intervista esclusiva a Trichet della BCE) il capolavoro viene dalla sinistrata Repubblica che titola grande in prima sulla Fiom ma fino a pagina cinque, ci parla solo di Avetrana; raggiungendo il colmo del ridicolo con un intervista a Niccolò Ammanniti sul sud violento e brutale. Una scelta incomprensibile. Non che ci si aspetti un'ampia copertura della manifestazione, così come fatto da Unità o Liberazione... Rimane il fatto che un omicidio catalizza pari, se non maggior attenzione e occupa più spazio dei reali problemi del paese. Quelli di cui appunto, appare evidente, non importa nulla (o quasi) a nessuno; a riprova di ciò c'è il fatto che lo spazio dedicato alla manifestazione che ha coinvolto decine, centinaia di migliaia di persone è pari a quello di due complici di un omicidio, per un unica ragione: della manifestazione non si poteva fare a meno di parlare, del caso di Avetrana si voleva assolutamente farlo. Domani questa notizia di nera, infatti, sarà ancora sovrana; della manifestazione parleranno solo i notisti politici, per congetturare sul futuro del PD. Delle ragioni della protesta non resterà nulla e le ragioni del Giornale che, stancamente, apre per l'ennesima volta su Fini, saranno ancor più valide e forti, perché non ipocrite come gli appelli di Bersani a parlare "dei-fatti-che-interessano-il-paese". Dov'era Bersani ieri mentre il Giornale pensava a lustrare il manganello per assestare l'ennesima legnata a Fini e i problemi reali si palesavano come spettri in piazza San Giovanni?
Così, sconfortati da questo modo di dipingere la realtà, si arranca fra le pagine melmose di cronaca a scoprire che gli amici di Alessio Burtone dichiarano che avrebbero fatto lo stesso e questo è davvero inquietante: a Roma c'è un certo numero di persone pronte a prendere a pugni altre persone per un banale alterco nella metro, consapevoli del rischio di ridurle in fin di vita e nonostante ciò incuranti delle conseguenze. Allo stesso modo muore in silenzio e nella quasi totale indifferenza, Radicali esclusi, il 136º carcerato da inizio anno e la madre di Daniele Franceschi scrive a Carla Bruni per sapere. Per sapere perché, perché anche Daniele Franceschi è stato morto da mano poliziotta. Ma le pagine de Il Fatto ci regalano una piccola speranza alla fine di questo tunnel in una breve di poche righe ma piene di significato: è nata a Ferrara l'associazione "Le loro voci", fondata dai familiari delle vittime delle forze dell'ordine, presieduta da due donne fortissime e coraggiose: la madre di Federico Aldrovandi e la sorella di Stefano Cucchi; perché se la storia non si può cambiare, il presente non si può dominare e il futuro non si può prevenire, bisogna comunque cercare di migliorare la realtà di cui siamo protagonisti.
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