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domenica 7 febbraio 2016

Il gioco doppio




I giornali italiani non brillano mai (quasi mai) per originalità. Il mercato editoriale ha un assetto molto rigido e, salvo pochi outsider come l’aggressivo Fatto e la rediviva Unità, i moloch dell’informazione sono, nel profondo, ben fermi. Non c’è vera concorrenza, perché in fondo il mercato dei lettori è ancor più fermo di quello di chi scrive. I giornali sono allineati su offerte e contenuti. Cambia il modo di presentarli, cambia la profilazione secondo il pubblico di riferimento. Difficilmente cambia il timone, la gerarchia delle notizie e il peso attribuito ad esse in prima pagina.

Oggi, domenica sette febbraio, colpisce l’idea di fondo che serpeggia fra le prime pagine dei giornali. Un’idea che in modi differenti è arrivata dai commentatori di politica interna, dai notisti, dagli editorialisti.

Appare chiaro che la percezione del gioco politico è doppia. Non voglio soffermarmi sul dato politico. E’ interessante la convergenza, rispetto alla percezione.

E’ vero: sono partito dal presupposto che i giornali italiani non brillino mai (quasi mai) per originalità ma qui non siamo ad analizzare i presupposti, qui si parla di conclusioni.

La questione delle Unioni Civili continua a mostrare aspetti interessantissimi della comunicazione politica, della strategia e della paura di fondo che è quella di fare qualcosa che scontenti in primis la Chiesa e a seguire il mondo conservatore. Si cercano parole e simboli alternativi per comunicare ciò che viene fatto; si cerca di sostenere dissociandosi e dissociarsi sostenendo una libertà di coscienza che dall’esterno appare fuori misura rispetto alla portata etica e morale della scelta in atto.


E così la doppia anima di Repubblica incontra il doppio sgambetto della Stampa e tutto finisce nei due forni del Sole 24 Ore, lasciando la sensazione che, in maniera più o meno volontaria, la cifra del confronto attuale sia quella del doppio gioco. E questo sì, è anche un dato politico.

domenica 17 ottobre 2010

La follia di un giorno qualunque

L'immagine del corto cirtuito politico-economico-sociale di questo paese è più che mai evidente sulle prime pagine dei quotidiani oggi in edicola. Non è, non solo almeno, una questione di tipologia di notizie, è lo spazio attribuito e la collocazione delle stesse. C'è una parte della società a rischio marginalizzazione e una parte della società alla quale di questo e di molto altro non frega assolutamente nulla. Tutti i principali quotidiani aprono sulla notizia della grande (non imponente, ma notevole) manifestazione di Fiom e Cgil a Roma. E già su questa, i disinteressati, ricamano a suon di duelli Vendola-Bersani. Di spalla gli articoli sul caso di Avetrana. Dimostrando che i disinteressati, il partito della tv, il movimento del non-voto hanno una maggioranza relativa ma di riferimento un pò per tutti. E sulla notizia, nessun quotidiano ci risparmia foto e dettagli e commenti e interviste. Ma se Corriere della Sera e Stampa aprono con un certo rigore istituzionale su temi economici, dedicando almeno le prime quattro pagine (il Corriere anche di più) alla manifestazione di Roma e alla crisi economica (la Stampa con intervista esclusiva a Trichet della BCE) il capolavoro viene dalla sinistrata Repubblica che titola grande in prima sulla Fiom ma fino a pagina cinque, ci parla solo di Avetrana; raggiungendo il colmo del ridicolo con un intervista a Niccolò Ammanniti sul sud violento e brutale. Una scelta incomprensibile. Non che ci si aspetti un'ampia copertura della manifestazione, così come fatto da Unità o Liberazione... Rimane il fatto che un omicidio catalizza pari, se non maggior attenzione e occupa più spazio dei reali problemi del paese. Quelli di cui appunto, appare evidente, non importa nulla (o quasi) a nessuno; a riprova di ciò c'è il fatto che lo spazio dedicato alla manifestazione che ha coinvolto decine, centinaia di migliaia di persone è pari a quello di due complici di un omicidio, per un unica ragione: della manifestazione non si poteva fare a meno di parlare, del caso di Avetrana si voleva assolutamente farlo. Domani questa notizia di nera, infatti, sarà ancora sovrana; della manifestazione parleranno solo i notisti politici, per congetturare sul futuro del PD. Delle ragioni della protesta non resterà nulla e le ragioni del Giornale che, stancamente, apre per l'ennesima volta su Fini, saranno ancor più valide e forti, perché non ipocrite come gli appelli di Bersani a parlare "dei-fatti-che-interessano-il-paese". Dov'era Bersani ieri mentre il Giornale pensava a lustrare il manganello per assestare l'ennesima legnata a Fini e i problemi reali si palesavano come spettri in piazza San Giovanni?
Così, sconfortati da questo modo di dipingere la realtà, si arranca fra le pagine melmose di cronaca a scoprire che gli amici di Alessio Burtone dichiarano che avrebbero fatto lo stesso e questo è davvero inquietante: a Roma c'è un certo numero di persone pronte a prendere a pugni altre persone per un banale alterco nella metro, consapevoli del rischio di ridurle in fin di vita e nonostante ciò incuranti delle conseguenze. Allo stesso modo muore in silenzio e nella quasi totale indifferenza, Radicali esclusi, il 136º carcerato da inizio anno e la madre di Daniele Franceschi scrive a Carla Bruni per sapere. Per sapere perché, perché anche Daniele Franceschi è stato morto da mano poliziotta. Ma le pagine de Il Fatto ci regalano una piccola speranza alla fine di questo tunnel in una breve di poche righe ma piene di significato: è nata a Ferrara l'associazione "Le loro voci", fondata dai familiari delle vittime delle forze dell'ordine, presieduta da due donne fortissime e coraggiose: la madre di Federico Aldrovandi e la sorella di Stefano Cucchi; perché se la storia non si può cambiare, il presente non si può dominare e il futuro non si può prevenire, bisogna comunque cercare di migliorare la realtà di cui siamo protagonisti.