Si salta da una settimana a l'altra come se nulla fosse successo. E si torna di nuovo a Vieni via con me. Una nuova puntata, la seconda. Voglio però togliermi il dente subito, prima di dedicarmi alla parte migliore di questa trasmissione: Bersani e Fini hanno fatto schifo e suscitato pena. La narrazione, precedente e successiva al loro intervento, è stata densa di significato, solenne, quasi austera nella sua pura bellezza. Più sicuro Saviano, più concreto nelle sue circostanziate, documentate, pesanti accuse alla politica del nord e alle infiltrazioni nel territorio della criminalità organizzata. Uno squarcio pesante nel velo di omertà, uno squarcio luminoso sui bui traffici che covano alle spalle dell'Expo 2015. E a seguire, prima Beppino Englaro e poi il lungo monologo su Piergiorgio e Mina Welby. L'atto d'accusa lanciato alla Chiesa e al suo oscurantismo. Oscurantismo nei confronti di parole come eutanasia, libertà di scelta, diritti del malato. Una puntata eccezionale, fatta di verità e di temi Radicali, ennesima dimostrazione del fatto che di certe cose non se ne parla in televisione non perché non facciano ascolto, ma perché c'è cattiva volontà o incapacità di farlo da parte di presentatori e giornalisti. La poetica narrazione di Saviano e i nove milioni di ascoltatori sono lì a dimostrarlo.
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martedì 16 novembre 2010
venerdì 12 novembre 2010
Sodoma a Gomorra
Su "Vieni via con me" è stato detto e scritto molto. In generale, quasi tutta la stampa ha apprezzato la prima puntata, sottolineando lati positivi e qualche aspetto negativo. Stroncato da Liberazione, in polemica con Il Fatto, criticato costruttivamente da Aldo Grasso sul Corriere della Sera, il programma è stato sostanzialmente promosso senza troppe riserve. Un Benigni in gran forma e un Abbado un po' a disagio con i tempi televisivi sono stati il corollario di un atto di accusa verso la macchina del fango. Non entro nel merito, perché credo che già la querelle innescata da Travaglio, in polemica con Saviano per un certo utilizzo dei filmati con Falcone al Costanzo Show, abbia colto nel segno e gli eventuali sviluppi saranno tutti da seguire. E' interessante però la maniera in cui è stato trattato l'argomento "omosessualità". Attraverso le "liste" si è voluto squarciare un velo sulla povertà intellettuale di chi avversa l'omosessualità in sé (vale come doppio senso). Un Vendola un pò impacciato, un pò personaggio (e poco persona) ha fatto luce sul gretto modo di chiamare gli omosessuali. A lui ha fatto eco Saviano, che volendo satireggiare (o ironizzare?) sui luoghi comuni attorno ai gay, c'è finito dentro con tutte le scarpe. A tal proposito è uscito un meraviglioso articolo del filosofo Stefano Jesurum sul Corriere della Sera che ben sintetizza ciò che penso: "Sì, nei bar di Gomorra e dintorni sarei additato (con mio discreto vanto) come ricchione. Roberto si ricordi, però, che la medesima cosa accadrebbe nell'entroterra veneto, laziale, lombardo, emiliano, altoatesino e siciliano, nelle roccaforti leghiste e nelle sempre più circoscritte lande rosse di questo Paese. Accade ovunque regnino l'ignoranza e il pregiudizio, quando il popolo si fa guidare dalla pancia e diventa plebe, l'Italia del bar, la peggiore, dove ogni zingaro è ladro e ogni arabo terrorista."
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