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martedì 16 novembre 2010

Chi ha paura del futuro non vive il presente

Si salta da una settimana a l'altra come se nulla fosse successo. E si torna di nuovo a Vieni via con me. Una nuova puntata, la seconda. Voglio però togliermi il dente subito, prima di dedicarmi alla parte migliore di questa trasmissione: Bersani e Fini hanno fatto schifo e suscitato pena. La narrazione, precedente e successiva al loro intervento, è stata densa di significato, solenne, quasi austera nella sua pura bellezza. Più sicuro Saviano, più concreto nelle sue circostanziate, documentate, pesanti accuse alla politica del nord e alle infiltrazioni nel territorio della criminalità organizzata. Uno squarcio pesante nel velo di omertà, uno squarcio luminoso sui bui traffici che covano alle spalle dell'Expo 2015. E a seguire, prima Beppino Englaro e poi il lungo monologo su Piergiorgio e Mina Welby. L'atto d'accusa lanciato alla Chiesa e al suo oscurantismo. Oscurantismo nei confronti di parole come eutanasia, libertà di scelta, diritti del malato. Una puntata eccezionale, fatta di verità e di temi Radicali, ennesima dimostrazione del fatto che di certe cose non se ne parla in televisione non perché non facciano ascolto, ma perché c'è cattiva volontà o incapacità di farlo da parte di presentatori e giornalisti. La poetica narrazione di Saviano e i nove milioni di ascoltatori sono lì a dimostrarlo.




venerdì 12 novembre 2010

Sodoma a Gomorra

Su "Vieni via con me" è stato detto e scritto molto. In generale, quasi tutta la stampa ha apprezzato la prima puntata, sottolineando lati positivi e qualche aspetto negativo. Stroncato da Liberazione, in polemica con Il Fatto, criticato costruttivamente da Aldo Grasso sul Corriere della Sera, il programma è stato sostanzialmente promosso senza troppe riserve. Un Benigni in gran forma e un Abbado un po' a disagio con i tempi televisivi sono stati il corollario di un atto di accusa verso la macchina del fango. Non entro nel merito, perché credo che già la querelle innescata da Travaglio, in polemica con Saviano per un certo utilizzo dei filmati con Falcone al Costanzo Show, abbia colto nel segno e gli eventuali sviluppi saranno tutti da seguire. E' interessante però la maniera in cui è stato trattato l'argomento "omosessualità". Attraverso le "liste" si è voluto squarciare un velo sulla povertà intellettuale di chi avversa l'omosessualità in sé (vale come doppio senso). Un Vendola un pò impacciato, un pò personaggio (e poco persona) ha fatto luce sul gretto modo di chiamare gli omosessuali. A lui ha fatto eco Saviano, che volendo satireggiare (o ironizzare?) sui luoghi comuni attorno ai gay, c'è finito dentro con tutte le scarpe. A tal proposito è uscito un meraviglioso articolo del filosofo Stefano Jesurum sul Corriere della Sera che ben sintetizza ciò che penso: "Sì, nei bar di Gomorra e dintorni sarei additato (con mio discreto vanto) come ricchione. Roberto si ricordi, però, che la medesima cosa accadrebbe nell'entroterra veneto, laziale, lombardo, emiliano, altoatesino e siciliano, nelle roccaforti leghiste e nelle sempre più circoscritte lande rosse di questo Paese. Accade ovunque regnino l'ignoranza e il pregiudizio, quando il popolo si fa guidare dalla pancia e diventa plebe, l'Italia del bar, la peggiore, dove ogni zingaro è ladro e ogni arabo terrorista."

giovedì 21 ottobre 2010

Kill your god, kill your tv

La Rai ha paura di fare qualcosa di sinistra; ma ce l'ha anche D'Alema, la cosa ormai non stupisce. Il governo ha paura della Rai; ma il governo ha paura di tutto, sono nordisti (per metafora e per sineddoche) che vedono ombre rosse ovunque e nell'incertezza di non sapere quanto andrà avanti ancora questo governo portano l'assalto alla diligenza delle nomine, delle poltrone, dei posti chiave. Il pubblico ha paura di non vedere i suoi programmi in tv; anche il pubblico più colto è ormai un pò rattrappito sui divani pronto a far la spola da tv a computer e ritorno per protestare e (per lo meno) per indignarsi. Tutti hanno paura. Di tutto. Perchè l'Italia è in preda ad una fase di borghesia isterica e schizofrenica; non c'è più differenza fra dentro e fuori il video, davanti o dietro, presentatori, pubblico e ospiti. E la sinistra è in una crisi sempre più nera. Una crisi che è fatta di persone in crisi: d'identità. E in tutto questo marasma i Fabio Fazio galleggiano fra slanci di vitalità intellettuale e riflussi ameboici. Perchè la televisione è morta, ontologicamente morta. Ed io sono per staccare la spina, laddove il cerebro sia leso a morte, laddove le funzionalità siano meramente vegetative. La televisione va spenta, una volta per tutte. I Saviano, i Paolo Rossi, i Benigni devono tornare nelle piazze, reali o virtuali e fare "formazione" delle coscienze porta a porta. E sopratutto devono far pace con l'odore dei soldi, devono liberarsi del peso dell'essere anime belle. Prima di tutto il polverone Masi-Fazio-contratti, c'erano degli accordi, pattuiti da manager e impresari, tra azienda e artisti. Perché, subito dopo, invece è diventato solo una questione di libertà d'espressione? Se per Paolo Rossi "i soldi non sono un problema", se Benigni può "lavorare anche gratis", allora io che posso dirmi di sinistra e che lotto ogni giorno per il mio stipendio e per la difesa delle mie libertà, mi sento un coglione. Questa è ipocrisia: se fino alla scorsa settimana volevano cachet di primo livello, adesso possono lavorare per la gloria? Non mi sta bene questo: ci stavano fregando prima? Ci stanno prendendo in giro? Non credo alla fregatura: Benigni merita ogni euro chiesto e guadagnato e come lui Saviano, Paolo Rossi e come loro tanti altri grandi personaggi. Lo ha detto anche Fazio a Repubblica, Benigni non è la croce rossa, non lavora gratis ed è più che giusto. E non credo però nemmeno che ci stiano prendendo in giro. L'offerta di lavorare gratis è senza dubbio sincera e disinteressata. Ma quei soldi non sono indifferenti, non si possno nascondere sotto un tappeto di buone intenzioni come polvere e sporcizia. Quei soldi, quegli ingaggi sono il compenso per la parte interpretata nello show-business. La televisione ha regole di mercato e non si può essere contemporaneamente mercanti e gesù all'interno del tempio. Allo stesso modo chiunque guardi quella scatola vuota non può considerarsi semplice telespettatore di una trasmissione, anche la più bella e impegnata per denunciare o volenterosa nel proporre il cambiamento delle cose, è lì per "vendere" qualcosa. Si è consumatori e quella trasmissione serve a far tenere acceso l'elettrodomestico che non ci serve ma ci asservisce, ci coopta e usa per venderci oggetti. Fare gratis una trasmissione non è un esempio positivo; i soldi esistono e sono ciò per cui l'uomo vive, talvolta sopravvive, più spesso uccide e combatte. Un atto anarco-pacifista sarebbe fare una trasmissione tv per pruomovere internet, usare la tv come cassa di risonanza per dare una spallata alla tv stessa, per promuovere una forma nuova di intrattenimento e informazione, più libero e consapevole. Un vero atto di libertà sarebbe di mollare la televisione al suo destino e, sopratutto i Fazio, i Benigni e i Paolo Rossi che hanno fama e seguito potrebbero dare l'avvio ad un cambiamento radicale, producendo in proprio una trasmissione su internet, questa si davvero gratis. Il Passaparola di Travaglio (che quando ha iniziato era sicuramente meno famoso di ciascuno di loro) dimostra proprio che uno spazio di approfondimento diverso è possibile e se ci sono i contenuti, la libera informazione è viva e vitale e nella tv non resteranno altro che cadaveri.