Un blog nato per spo(r)t, per parlare di comunicazione, linguaggio e il suo utilizzo (pubblicità, giornalismo, web).
mercoledì 22 dicembre 2010
venerdì 10 dicembre 2010
L'e-scatologico: ormai avete capito il gioco di parole
Lo stesso Obama che ha dichiarato che Liu Xiaobo merita il premio Nobel per la Pace molto più di quanto non lo meritasse lui l'anno scorso, è proprio quello stesso Obama che se potesse mettere le mani su Assange gli farebbe capire che quando si parla di libertà di parola, di espressione e di critica ci si riferisce ai cinesi e a tutti i popoli oppressi da ideologie illiberali e regimi non democratici; gente che ipocritamente ti incarcera per reati d'opinione, dicendoti che hai commesso un reato d'opinione. Le democrazie, buone e trasparenti, arrestano solo gente cattiva come gli stupratori.
sabato 27 novembre 2010
L'e-scatologico - Pensieri di fine in tempi di merda
Sarà ridondante ma sempre meno del reiterato polemizzare sul tema: al dibattito meta-televisivo sul fine vita, è ora di staccare la spina.
lunedì 22 novembre 2010
Pro domo sua
Le dichiarazioni pontificie, in tema di preservativi sono irricevibili. Sono irricevibili perché arrivano con trenta anni di ritardo sull'esplosione dell'AIDS, irricevibili perché pronunciate in chiave morale e realistica (sic!) e non in chiave dottrinale. Irricevibili perché in evidente conflitto di interessi. Se fosse stata una enciclica, l'avrebbe chiamata Pro Domo Mea.
Prodezze grafiche
Non seguo il calcio, non tifo e se possibile guardo con una certa compassione chi lo fa. Non è snobismo, ma credo solo che esistano tante attività più valide rispetto al seguire uno sport. Poi ci sarebbe da fare una lunga digressione su cosa è sport, su cosa sia bello nello sport, se l'agonismo sia tutto o il gesto atltetico sia più importante etc etc. Ieri però mi è caduto l'occhio su di una foto molto bella. Lo spettacolare gesto atletico di Ibrahimovic che in rovesciata ha segnato un goal. La foto era pubblicata sull'Unità a corredo di un articolo che non ho letto. Però, al di là dell'atto immortalato dalla foto, c'è stato un particolare che ha attratto il mio sguardo. Un particolare molto "strano". La foto postata qui sopra è quella pubblicata in pagina dal quotidiano del PD. Quello che ho notato lo metto in forma di indovinello: in due dovrebbero averne quattro ma invece sono cinque...cosa sono?
martedì 16 novembre 2010
Chi ha paura del futuro non vive il presente
Si salta da una settimana a l'altra come se nulla fosse successo. E si torna di nuovo a Vieni via con me. Una nuova puntata, la seconda. Voglio però togliermi il dente subito, prima di dedicarmi alla parte migliore di questa trasmissione: Bersani e Fini hanno fatto schifo e suscitato pena. La narrazione, precedente e successiva al loro intervento, è stata densa di significato, solenne, quasi austera nella sua pura bellezza. Più sicuro Saviano, più concreto nelle sue circostanziate, documentate, pesanti accuse alla politica del nord e alle infiltrazioni nel territorio della criminalità organizzata. Uno squarcio pesante nel velo di omertà, uno squarcio luminoso sui bui traffici che covano alle spalle dell'Expo 2015. E a seguire, prima Beppino Englaro e poi il lungo monologo su Piergiorgio e Mina Welby. L'atto d'accusa lanciato alla Chiesa e al suo oscurantismo. Oscurantismo nei confronti di parole come eutanasia, libertà di scelta, diritti del malato. Una puntata eccezionale, fatta di verità e di temi Radicali, ennesima dimostrazione del fatto che di certe cose non se ne parla in televisione non perché non facciano ascolto, ma perché c'è cattiva volontà o incapacità di farlo da parte di presentatori e giornalisti. La poetica narrazione di Saviano e i nove milioni di ascoltatori sono lì a dimostrarlo.
venerdì 12 novembre 2010
Sodoma a Gomorra
Su "Vieni via con me" è stato detto e scritto molto. In generale, quasi tutta la stampa ha apprezzato la prima puntata, sottolineando lati positivi e qualche aspetto negativo. Stroncato da Liberazione, in polemica con Il Fatto, criticato costruttivamente da Aldo Grasso sul Corriere della Sera, il programma è stato sostanzialmente promosso senza troppe riserve. Un Benigni in gran forma e un Abbado un po' a disagio con i tempi televisivi sono stati il corollario di un atto di accusa verso la macchina del fango. Non entro nel merito, perché credo che già la querelle innescata da Travaglio, in polemica con Saviano per un certo utilizzo dei filmati con Falcone al Costanzo Show, abbia colto nel segno e gli eventuali sviluppi saranno tutti da seguire. E' interessante però la maniera in cui è stato trattato l'argomento "omosessualità". Attraverso le "liste" si è voluto squarciare un velo sulla povertà intellettuale di chi avversa l'omosessualità in sé (vale come doppio senso). Un Vendola un pò impacciato, un pò personaggio (e poco persona) ha fatto luce sul gretto modo di chiamare gli omosessuali. A lui ha fatto eco Saviano, che volendo satireggiare (o ironizzare?) sui luoghi comuni attorno ai gay, c'è finito dentro con tutte le scarpe. A tal proposito è uscito un meraviglioso articolo del filosofo Stefano Jesurum sul Corriere della Sera che ben sintetizza ciò che penso: "Sì, nei bar di Gomorra e dintorni sarei additato (con mio discreto vanto) come ricchione. Roberto si ricordi, però, che la medesima cosa accadrebbe nell'entroterra veneto, laziale, lombardo, emiliano, altoatesino e siciliano, nelle roccaforti leghiste e nelle sempre più circoscritte lande rosse di questo Paese. Accade ovunque regnino l'ignoranza e il pregiudizio, quando il popolo si fa guidare dalla pancia e diventa plebe, l'Italia del bar, la peggiore, dove ogni zingaro è ladro e ogni arabo terrorista."
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domenica 7 novembre 2010
Stampa rassegnata
E intanto Pompei crolla. Ai Wei Wei, pop dissidente del regime cinese col piede in due staffe (nel senso: dissidente si, ma "architetto" del Nido di Pechino con atelier di Stato) viene messo agli arresti domiciliari, come riporta Francesco Bonami sul Riformista, con tanto di scuse della polizia. Il Giornale pubblica una recensione della nuova edizione del saggio di Raymond Aron "Democrazia e rivoluzione"; l'elzeviro, scritto da Giampietro Berti s'intitola: "L'antidoto alla demagogia? La libertà". Il testo è pieno di fervore liberale, vola sulle righe di un argomento che appassiona il Berti e trovarlo sul Giornale che fu di Montanelli sarebbe cosa buona e giusta. Non fosse altro che questo Giornale non è più quello di Montanelli, ma quello di Feltri. Un occhiello poi aggiunge tranchant: "Irresponsabili sono le forze politiche che promettono obiettivi irraggiungibili", lo pensa Aron, lo scrive Berti, lo pubblica Feltri: l'editore è liberale solo su queste "piccolezze" per elite. E' amaramente ironico. Intanto il cattolico Casini chiede a Fini dalle pagine del Messaggero di "staccare la spina". E' grottesco; in più questo governo lungi dal fare testamenti, l'unica cosa di biologico che ha lasciato, sono tracce. E questo sarebbe comunque l'unico caso in cui un'eutanasia andrebbe a lenire le sofferenze e spezzare l'agonia di un soggetto diverso dal paziente: nella fattispecie noi.
E poi il Times di Londra esce con un pezzo di satira feroce su B. Non c'è nemmeno più da vergognarsi di questo paese, di questo presidente. Tutto crolla, verrebbe solo da chiedere pietà; una pietà che ha il volto della damnatio memoriae, una pietà che implora: dimenticatevi dell'Italia, almeno per un po'.
E si torna da dove si era partiti, dalla Peste Italiana, con l'incessante sforzo di denuncia dei Radicali che per voce del segretario Mario Staderini ricordano quali e quanti siano i fondi distratti dalla cura del patrimonio artistico nazionale per andare a coprire restauro e manutenzione dei beni ecclesiastici. E non è una sterile polemica anticlericale; la chiesa viene foraggiata dallo Stato sotto varie forme, non ultima quello dell'otto per mille. Ma se l'Italia e il vaticano non sono capaci di gestire e far fruttare tutto l'immenso (e inestimabile) patrimonio culturale, dovrebbero farsi da parte e affidare tutto quantomeno ad un blind trust. E se per il vangelo è peccato anche l'omissione, qui il pio Bondi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza, fare un consapevole mea culpa e andarsene a casa. Infatti, se di fronte alla barbarie islamica (una barbarie religiosa fondamentalista che ha portato alla distruzione "attiva" dei buddha di Bamiyan) l'intero globo ebbe un moto di sdegno, allo stesso modo, la scelleratezza di chi lascia (in maniera "passiva") marcire un territorio unico al mondo, dovrebbe essere oggetto di pari indagnazione. Mai come in questo momento mi sono sembrate serie, motivate ed evidenti le responsabilità di un ministro inane nel suo ruolo, incapace di richiedere e pretendere più del piatto di lenticchie che veniva "elargito" alla cultura e inevitabilmente dirottato sulla parte di "Beni Culturali" che possno parlare e lamentarsi. E intanto Pompei è crollata e un pezzo pregiato del nostro paese non c'è più. Un pezzo che era patrimonio dell'umanità del quale noi eravamo solo custodi e del quale non avevamo alcun diritto di abusare. Per dirla con gli Afterhours, Bye, bye Pompei.
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venerdì 5 novembre 2010
L'e-scatologico - Pensieri di merda al tempo della fine
B.: "il fango non mi fermerà". Poi non dite che il dissesto idrogeologico non è ai primi posti nell'agenda di governo.
mercoledì 3 novembre 2010
Stati d'eccitazione permanente
Il nostro paese è drogato di sesso; non può passare un giorno senza che si parli, si legga, si veda (si venda) del sesso. Si fa ma non si dice; e se si dice è per scandalizzarsi. Viscidamente, da attizzati, voyeuristicamente, da bacchettoni, moralisti, repressi. Il machismo è un obbligo, il testosterone va esibito, spruzzato in giro come a marcare un ideale territorio mediatico. Ma non stiamo parlando di B., della sua omofobia, del suo sciovinismo, del suo costante eccitamento adolescenziale; anche perché semmai ci fosse modo e tempo di discutere a questo mondo se è, in qualunque senso, meglio o peggio (di cosa poi?) essere omosessuali o eterosessuali, sarebbe una discussione sterile e priva di qualsiasi fascino intellettuale. Meglio banane o mele? Si possono far raffronti tra categorie differenti? Questione di gusti, questione personale; solo che in un italietta repressa e frustrata, sparare sui gay è troppo semplice, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli, un prete, a sparare cazzate. Comunque non è questo il punto, perché la riflessione non nasce da un fatto di attualità, ma dalla presentazione dei fatti d'attualità, delle notizie. Mi spiego: premesso che il nostro paese è sesso-dipendente, premesso che ogni società, impresa, azienda tara il marketing sul paese di riferimento, cioè “vende” il suo prodotto secondo i canoni estetici, gli interessi, il grado di istruzione, il media utilizzato e il tipo di consumi del mercato in cui propone i suoi prodotti, insomma, tutto ciò premesso, pare che anche Google si sia adattato al trend. E se è vero come è vero che il motore di ricerca si mostri sempre protettivo e rispettoso (ad esempio, YouPorn non verrà mai suggerito nel completamento automatico durante la digitazione) è altrettanto vero che Google News sa sfruttare l'informazione dopata di sesso (ben inteso, per sesso, si parla sempre e solo di donne nude o seminude e in atteggiamenti provocanti, non esiste un corrispettivo di doping per donne etero, almeno non con la stessa preponderanza) e con una sorta di tacito do ut des, nella pagina delle news, ampio spazio viene riservato alle illustrazioni delle notizie, fornite da siti che “sanno bene” come “illustrare” quelle notizie. A dimostrazione di ciò che affermo linko al post questo screenshot. Si può vedere come in diverse sezioni delle notizie presentate dal sito di Mountain View, compaiano illustrazioni tratte ad esempio dal sito Dottor Sport. Le illustrazioni di questo sito sono sempre, o quasi, a carattere erotico; a parte dunque le notizie che parlano esplicitamente di escort, prostitute e soubrette (in cui l'illustrazione erotica è favorita dall'argomento), nelle altre categorie di notizie (salute e tecnologia ad esempio), le foto sembrano scelte dal sito Dottor Sport unicamente per il loro carattere attrattivo (sex sells, no?); e non si capisce (no?) perché, se per ognuna delle notizie pubblicate nelle diverse sezioni, ci siano moltissime riprese in giro per la rete (nello specifico gli articoli illustrati da Google News con le foto di Dottor Sport sono disponibili in 94,67,14 e 12 versioni), le illustrazioni siano riprese proprio da un sito che definire sconosciuto è un eufemismo. E' una osservazione moralistica la mia? No, libero Google di scegliere le illustrazioni in modo automatico (e furbo). Libero Dottor Sport di affiancare alla notizia “Ipertensione: una legge per ridurre il sale nella dieta”, una tizia in corsetto e autoreggenti (intimo da cuoca). Ritengo sia un mio dovere però, almeno domandarmi (retoricamente) se non ci sia il trucco. Perché il sesso è bello e far sesso è meraviglioso; può essere anche mercenario, a pagamento, purché si sia adulti e consenzienti. Più completo e complesso (più appagante) quando è fatto con la persona che si ama. Ma con tutto questo cosa c'entra una foto erotica a corredo di un articolo di salute o di tecnologia? E' un metodo subdolo di attrazione e (dis)educazione del lettore; e lo è al pari delle pubblicità con ragazzine che fanno le brave donnine di casa. Sono stereotipi che prevedono l'utilizzo di donne come oggetti: fatto grave nelle pubblicità, gravissimo nell'informazione. Per curiosità, se ne avete, andate a raffrontare la sezione News nelle versioni internazionali di Google che più vi aggradano: Google aggrega quello che c’è, in maniera automatica ma la scelta di notizie e illustrazioni non avviene in maniera casuale, è evidente. Sarebbe interessante sapere perché nel Google News italiano ha così tanto spazio un sito come Dottor Sport. E’ una causa o una conseguenza delle foto che pubblica? Così in questo mondo dei media distorto chi denuncia strumentalizzazioni, machismi, sciovinismi vari, rischia di essere tacciato di moralismo mentre nella realtà dei fatti ciò che manca è un'etica seria nel mestiere di giornalista, pubblicitario, comunicatore.
domenica 31 ottobre 2010
La Rappresentazione
Berlusconi ha da sempre confuso rappresentanza con rappresentazione. O per meglio dire ha contribuito sostanzialmente a portare confusione nel concetto di rappresentanza e con il tempo a trasformarlo in rappresentazione. La rappresentanza è quella che c'è sempre stata da quando c'è la Repubblica; più o meno perfetta ma sempre perfettibile, attraverso le diverse leggi elettorali. Dal Porcellum in poi la rappresentanza popolare è diventata rappresentazione personale. Le liste e il parlamento eletto sono stati fatti a Sua immagine e somiglianza. E' proprio per questo motivo che mai e poi mai, in nessuna occasione, per nessun motivo "esterno" a Berlusconi (tutto ciò che non sia di sua volontà insomma) il governo potrà cadere. Il sistema Berlusconiano è autoreferenziale. Da un lato c'è il parlamento, sua rappresentazione (la Maggioranza degli scelti), dall'altro i sondaggi (il Plebiscito catodico). Ad ogni scandalo, ad ogni processo, ad ogni ingiuria rivolta alla costituzione la risposta è: sono stato votato ed eletto per governare ed io governo, il popolo mi vuole, la gente è con me, sono qui per fare le riforme. Il sistema B. è blindato ed ha come uno scopo quello di salvare B. Come può un sistema studiato per la sopravvivenza del caro leader, porre fine a sé stesso volontariamente? Berlusconi veleggia in relativa tranquillità (politica) all'interno degli scandali (fin quando FLI glielo permette, ovviamente), di qualunque natura essi siano: sessuali, immobiliari, politici, fiscali, giudiziari. L'antipatico e brillante Facci, provocatore di Libero e intelligenza piegata al manganello di regime, all'esplosione dello scandalo Ruby ha scritto le sue dieci domande a Repubblica, parafrasando le altrettante poste da D'Avanzo a B. poco più di un anno fa, all'epoca dello scandalo Noemi Letizia. Una di queste sintetizza bene, la stanchezza e il peso che ci si porta dietro ad ogni nuovo, grottesco, scandalo. Ed è una stanchezza forse sbagliata, perché non bisogna mai smettere di indignarsi, di lottare, di cercare la verità, di volere (pretendere?) una politica migliore e in questo senso è inclusa la richiesta di dimissioni di un premier da sempre inadeguato al suo ruolo. La domanda è la seguente: "Nicole Minetti, la ragazza che ospitò la marocchina a casa sua, è un'ex igienista dentale di Berlusconi nonché ballerina di Colorado Cafè, in marzo paracadutata nel listino bloccato di Formigoni (quello delle firme false denunciato da Cappato e dai Radicali di Milano N.d.R.) che la fece eleggere nel Consiglio regionale della Regione Lombardia. Non vi sembrava già questo, senza bisogno d'altro, già sufficiente?"
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giovedì 28 ottobre 2010
Frattali cavoli
A poche settimane dalla scomparsa del matematico Mandelbrot, ci piace ricordare che natura, matematica e bellezza sono strettamente correlate tra loro. Di seguito un piccolo link che non serve a dimostrare nulla, va solo goduto: http://www.wackerart.de/fractal_english.html
venerdì 22 ottobre 2010
Una singolare pluralità
Alla notizia del richiamo da parte dell'Agcom alla Rai, per la mancanza di pluralità al Tg1 e l'evidente sbilanciamento in favore della maggioranza (in termini di tempo dedicato), Marco Beltrandi (Radicale, componente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai) ha sbottato: è troppo! Troppo tardi. Troppo poco.
Alla stessa notizia Minzolini ha reagito dichiarando: l'Agcom utilizza una società di rilevazione diversa; secondo la nostra, siamo in regola. E non ha tutti i torti. Tra un Gasparri e un Cicchitto c'è sempre almeno un intervista a dei cani con code acconciate da hair stylist internazionali o il punto sui nuovi gusti di gelato artigianale della costiera romagnola. Non si può proprio dire che si parli solo di come la pensa il Pdl. A volte viene il dubbio persino se ci sia qualcuno che pensa nel Pdl; poi Bossi mostra un dito medio, fa un rutto e alcune smorfie incomprensibili e ti viene voglia di dare una laurea honoris causa a Frattini, che, tutto si può dire, ma non che non sia un bell'uomo. Oppure un Nobel a Maroni, che ha dovuto combattere una lunga battaglia (civile) perché il suo partito accettasse il suo essere artista, il suo animo sensibile di bluesman, i suoi occhiali estrosi. Quegli stessi occhiali che ti fanno domandare: ma le montature sgargianti sono state la dote portata alla destra dal convertito Mughini o è stato il loro sdoganamento a portare l'intellettuale di sinistra per eccellenza da Ecce bombo a Contro campo?
giovedì 21 ottobre 2010
Kill your god, kill your tv
La Rai ha paura di fare qualcosa di sinistra; ma ce l'ha anche D'Alema, la cosa ormai non stupisce. Il governo ha paura della Rai; ma il governo ha paura di tutto, sono nordisti (per metafora e per sineddoche) che vedono ombre rosse ovunque e nell'incertezza di non sapere quanto andrà avanti ancora questo governo portano l'assalto alla diligenza delle nomine, delle poltrone, dei posti chiave. Il pubblico ha paura di non vedere i suoi programmi in tv; anche il pubblico più colto è ormai un pò rattrappito sui divani pronto a far la spola da tv a computer e ritorno per protestare e (per lo meno) per indignarsi. Tutti hanno paura. Di tutto. Perchè l'Italia è in preda ad una fase di borghesia isterica e schizofrenica; non c'è più differenza fra dentro e fuori il video, davanti o dietro, presentatori, pubblico e ospiti. E la sinistra è in una crisi sempre più nera. Una crisi che è fatta di persone in crisi: d'identità. E in tutto questo marasma i Fabio Fazio galleggiano fra slanci di vitalità intellettuale e riflussi ameboici. Perchè la televisione è morta, ontologicamente morta. Ed io sono per staccare la spina, laddove il cerebro sia leso a morte, laddove le funzionalità siano meramente vegetative. La televisione va spenta, una volta per tutte. I Saviano, i Paolo Rossi, i Benigni devono tornare nelle piazze, reali o virtuali e fare "formazione" delle coscienze porta a porta. E sopratutto devono far pace con l'odore dei soldi, devono liberarsi del peso dell'essere anime belle. Prima di tutto il polverone Masi-Fazio-contratti, c'erano degli accordi, pattuiti da manager e impresari, tra azienda e artisti. Perché, subito dopo, invece è diventato solo una questione di libertà d'espressione? Se per Paolo Rossi "i soldi non sono un problema", se Benigni può "lavorare anche gratis", allora io che posso dirmi di sinistra e che lotto ogni giorno per il mio stipendio e per la difesa delle mie libertà, mi sento un coglione. Questa è ipocrisia: se fino alla scorsa settimana volevano cachet di primo livello, adesso possono lavorare per la gloria? Non mi sta bene questo: ci stavano fregando prima? Ci stanno prendendo in giro? Non credo alla fregatura: Benigni merita ogni euro chiesto e guadagnato e come lui Saviano, Paolo Rossi e come loro tanti altri grandi personaggi. Lo ha detto anche Fazio a Repubblica, Benigni non è la croce rossa, non lavora gratis ed è più che giusto. E non credo però nemmeno che ci stiano prendendo in giro. L'offerta di lavorare gratis è senza dubbio sincera e disinteressata. Ma quei soldi non sono indifferenti, non si possno nascondere sotto un tappeto di buone intenzioni come polvere e sporcizia. Quei soldi, quegli ingaggi sono il compenso per la parte interpretata nello show-business. La televisione ha regole di mercato e non si può essere contemporaneamente mercanti e gesù all'interno del tempio. Allo stesso modo chiunque guardi quella scatola vuota non può considerarsi semplice telespettatore di una trasmissione, anche la più bella e impegnata per denunciare o volenterosa nel proporre il cambiamento delle cose, è lì per "vendere" qualcosa. Si è consumatori e quella trasmissione serve a far tenere acceso l'elettrodomestico che non ci serve ma ci asservisce, ci coopta e usa per venderci oggetti. Fare gratis una trasmissione non è un esempio positivo; i soldi esistono e sono ciò per cui l'uomo vive, talvolta sopravvive, più spesso uccide e combatte. Un atto anarco-pacifista sarebbe fare una trasmissione tv per pruomovere internet, usare la tv come cassa di risonanza per dare una spallata alla tv stessa, per promuovere una forma nuova di intrattenimento e informazione, più libero e consapevole. Un vero atto di libertà sarebbe di mollare la televisione al suo destino e, sopratutto i Fazio, i Benigni e i Paolo Rossi che hanno fama e seguito potrebbero dare l'avvio ad un cambiamento radicale, producendo in proprio una trasmissione su internet, questa si davvero gratis. Il Passaparola di Travaglio (che quando ha iniziato era sicuramente meno famoso di ciascuno di loro) dimostra proprio che uno spazio di approfondimento diverso è possibile e se ci sono i contenuti, la libera informazione è viva e vitale e nella tv non resteranno altro che cadaveri.
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domenica 17 ottobre 2010
La follia di un giorno qualunque
L'immagine del corto cirtuito politico-economico-sociale di questo paese è più che mai evidente sulle prime pagine dei quotidiani oggi in edicola. Non è, non solo almeno, una questione di tipologia di notizie, è lo spazio attribuito e la collocazione delle stesse. C'è una parte della società a rischio marginalizzazione e una parte della società alla quale di questo e di molto altro non frega assolutamente nulla. Tutti i principali quotidiani aprono sulla notizia della grande (non imponente, ma notevole) manifestazione di Fiom e Cgil a Roma. E già su questa, i disinteressati, ricamano a suon di duelli Vendola-Bersani. Di spalla gli articoli sul caso di Avetrana. Dimostrando che i disinteressati, il partito della tv, il movimento del non-voto hanno una maggioranza relativa ma di riferimento un pò per tutti. E sulla notizia, nessun quotidiano ci risparmia foto e dettagli e commenti e interviste. Ma se Corriere della Sera e Stampa aprono con un certo rigore istituzionale su temi economici, dedicando almeno le prime quattro pagine (il Corriere anche di più) alla manifestazione di Roma e alla crisi economica (la Stampa con intervista esclusiva a Trichet della BCE) il capolavoro viene dalla sinistrata Repubblica che titola grande in prima sulla Fiom ma fino a pagina cinque, ci parla solo di Avetrana; raggiungendo il colmo del ridicolo con un intervista a Niccolò Ammanniti sul sud violento e brutale. Una scelta incomprensibile. Non che ci si aspetti un'ampia copertura della manifestazione, così come fatto da Unità o Liberazione... Rimane il fatto che un omicidio catalizza pari, se non maggior attenzione e occupa più spazio dei reali problemi del paese. Quelli di cui appunto, appare evidente, non importa nulla (o quasi) a nessuno; a riprova di ciò c'è il fatto che lo spazio dedicato alla manifestazione che ha coinvolto decine, centinaia di migliaia di persone è pari a quello di due complici di un omicidio, per un unica ragione: della manifestazione non si poteva fare a meno di parlare, del caso di Avetrana si voleva assolutamente farlo. Domani questa notizia di nera, infatti, sarà ancora sovrana; della manifestazione parleranno solo i notisti politici, per congetturare sul futuro del PD. Delle ragioni della protesta non resterà nulla e le ragioni del Giornale che, stancamente, apre per l'ennesima volta su Fini, saranno ancor più valide e forti, perché non ipocrite come gli appelli di Bersani a parlare "dei-fatti-che-interessano-il-paese". Dov'era Bersani ieri mentre il Giornale pensava a lustrare il manganello per assestare l'ennesima legnata a Fini e i problemi reali si palesavano come spettri in piazza San Giovanni?
Così, sconfortati da questo modo di dipingere la realtà, si arranca fra le pagine melmose di cronaca a scoprire che gli amici di Alessio Burtone dichiarano che avrebbero fatto lo stesso e questo è davvero inquietante: a Roma c'è un certo numero di persone pronte a prendere a pugni altre persone per un banale alterco nella metro, consapevoli del rischio di ridurle in fin di vita e nonostante ciò incuranti delle conseguenze. Allo stesso modo muore in silenzio e nella quasi totale indifferenza, Radicali esclusi, il 136º carcerato da inizio anno e la madre di Daniele Franceschi scrive a Carla Bruni per sapere. Per sapere perché, perché anche Daniele Franceschi è stato morto da mano poliziotta. Ma le pagine de Il Fatto ci regalano una piccola speranza alla fine di questo tunnel in una breve di poche righe ma piene di significato: è nata a Ferrara l'associazione "Le loro voci", fondata dai familiari delle vittime delle forze dell'ordine, presieduta da due donne fortissime e coraggiose: la madre di Federico Aldrovandi e la sorella di Stefano Cucchi; perché se la storia non si può cambiare, il presente non si può dominare e il futuro non si può prevenire, bisogna comunque cercare di migliorare la realtà di cui siamo protagonisti.
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giovedì 14 ottobre 2010
Forbice tra opinioni e realtà
Alcune iniziative di Beppe Grillo, non le ho mai condivise. Nel merito talvolta, più spesso nel metodo. Molto populismo, una certa violenza verbale che va oltre la sua ben nota capacità di provocatore, un pedante giustizialismo: tutti modi, a mio avviso, sbagliati di porre questioni e portare avanti idee innovative, liberali e sopratutto giuste. Ma non è mia intenzione criticare Grillo: le qualità positive dei suoi atti politici sono enormemente superiori a qualunque cavillo o appiglio di sorta. In particolare è mia intenzione ripescare e ricordare una sua interessante iniziativa di controinformazione, quella chiamata Zappiamo Forbice (http://www.beppegrillo.it/iniziative/zappiamoforbice/) nella quale la mobilitazione diretta contro un "trombone" del "regime" (nel senso radicale di partitocrazia e media asserviti) desse modo di stimolare la trasmissione al dibattito; nella realtà dei fatti si è poi finiti in un muro contro muro. Però l'iniziativa di Grillo merita adesso di tornare d'attualità e magari di essere rilanciata dal blog stesso, visto che Forbice a partire dal 18 ottobre proporrà un ciclo di interventi sul nucleare con ospiti quali ad esempio l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti o la ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo o ancora, il neo-ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani: di certo non persone semplicemente "informate dei fatti", ma vere e proprie parti in causa nel processo di ritorno verso il nucleare. Tutto fa presagire che l'informazione sarà a senso unico o almeno è lecito supporre che la propensione sia quella di "informare sponsorizzando". È vero che sul nucleare e sulle fonti energetiche, è molto difficile dare una informazione completa che tenga conto di tutti i punti di vista; ma chiunque, volendo affrontare questo argomento con serietà, dovrebbe tenere conto ameno di un fatto, a mio avviso imprescindibile: gli italiani si sono già espressi contro il nucleare in un referendum e anche se è possibile che nel mentre il "sentiment" della popolazione sia mutato, non è lecito supporlo o desumerlo men che meno sulla base di sondaggi a campione. Se intorno alla decisione di tornare al nucleare, calata totalmente dall'alto, si vuole aprire tavoli di discussione o illustrativi, è necessario che siano propedeutici ad una consultazione referendaria. E se tale possibilità non può essere di fatto ancora reale, almeno bisogna impegnarsi per garantire non una contro-informazione ma una informazione libera e completa. Senza alcun taglio di Forbice.
mercoledì 13 ottobre 2010
Il mestiere delle armi
Prima considerazione: il ministro La Russa ha dichiarato, sulla scorta degli avvenimenti luttuosi accaduti in Afghanistan alcuni giorni fa, che il sondaggio fatto da Sky Tg24 il giorno seguente all'attentato fosse falsato dall'onda emotiva dell'evento stesso. Diceva ciò in virtù della preponderanza di espressioni favorevoli al ritiro delle truppe. Nella medesima intervista, rilasciata al Messaggero, ha affermato anche la necessità di armare i "nostri" bombardieri. Quindi, delle due l'una: o le opinioni del ministro subiscono la stessa emotività, o in ciò che dice c'è della premeditazione. Insomma o si sta facendo trascinare dagli eventi o sta cercando di cavalcare un'onda pericolosa. In entrambi i casi non resta altro che il sapore amaro di una beffa chiamata missione di pace.
Seconda considerazione: un militare, di alto grado, intervistato ieri da Rai News24 ha dichiarato che il mestiere del militare è diverso da tutti gli altri. È un mestiere che offre una speranza e uno stipendio e - ha ammesso l'ufficiale - sebbene molti giovani inizino questa carriera proprio con la prospettiva del facile stipendio (un lavoratore va sempre rispettato, aggiungo io) poi, col tempo, questo mestiere diviene una vera passione. Se ne deduce quindi che il valore aggiunto di questo mestiere sia la passione. È opinabile che tale valore aggiunto sia una prerogativa? Io, non riesco a farmi convincere da questa retorica delle armi. Il coraggio non è, o meglio non è solo, quello di chi va in zone di guerra in veste da militare. La passione non è solo quella di chi sceglie armi da fuoco per combattere la sua battaglia. Il coraggio e la passione animano milioni di civili in ogni angolo della terra, persone che al contrario dei militari, partiti alla guerra da volontari, affrontano tutti i giorni la vita e spesso trovano la morte, facendo lavori ai quali la retorica non riserva elogi e dei quali non tesse le lodi. Ma forse è ora di finirla, proprio perchè i militari ormai sono di carriera e non di leva, proprio perchè vogliono essere chiamati professionisti, proprio perchè come ogni altro essere umano adulto che si alza per andare a lavorare, in cantieri o fabbriche, percorrendo migliaia di chilometri l'anno in viaggi più o meno faticosi, la consapevolezza è che nella vita non esistono certezze. Ma la speranza è una per tutti; una e una sola. E forse ancor più che una speranza è una necessità: tornare a casa tutti, sempre, vivi.
domenica 10 ottobre 2010
Le stanze vuote del pensiero
Rosita Celentano, beata figlia del padre, ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport (in una intervista di ampio respiro sui temi che interessano davvero laggente come la moda, la tv, le cose) di essere grande appassionata di oroscopi e astrologia; ma di non crederci fino in fondo perché cresciuta in una famiglia cattolica. Lei, ha affermato, non è mica superstiziosa. A volte, è lecito supporre, si rivolgerà ad un essere invisibile per i suoi dubbi, i suoi desideri e le sue preghiere, nel momento della paura sono certo che senta con chiarezza che uno o più angeli siano lì a sostenerla e una folta schiera di santi (ce n'è uno da invocare per ogni necessità!) sia pronta a correrle in soccorso. Ma questa è religione, non superstizione. È sempre bello scoprire che c'è chi ha le idee chiare e il coraggio di esprimerle. Però le sue dichiarazioni insulse mi hanno dato modo di riflettere sul suo essere paradigmatico, sulla sua figura esemplificativa del cono d'ombra, dell'antimateria, che è oggi l'italiano medio: lei è al vertice di una ipotetica piramide fatta di televisione e oroscopi, credenze popolari, tradizione e moda frullate assieme, il tutto servito nella luccicante confezione del giornale italiano più letto: un quotidiano sportivo. È sempre più evidente infatti, anche di fronte ad un così modesto esempio, che i cervelli che non fuggono si stanno svuotando, la razionalità ed il ragionamento latitano; ed anche la memoria è sempre più cosparsa di buchi e di vuoti, i loci ciceroniani sono disabitati, le stanze di Giordano Bruno sono spoglie o arredate solo ed unicamente da inutili credenze.
venerdì 8 ottobre 2010
la corrispondenza biunivoca
La corrispondenza biunivoca è anzitutto un concetto matematico. Oltre che un'evidenza. La corrispondenza è il simbolo dell'oggettiva soggettività del rapporto che ognuno, ed io pure, ha col mondo circostante. La corrispondenza biunivoca non rappresenta la complessità del mondo, ma ciò che viene dopo. Se ogni problema può avere più di una soluzione (che genera altri problemi ai quali trovare soluzioni), se ogni argomento può avere un numero pari (o dispari) di tesi a sostegno e contrarie, ciò che ci spinge a prendere una posizione, esprimere una preferenza è la corrispondenza biunivoca che ci lega alle nostre scelte. O almeno, questo è ciò per cui scrivo: una scelta.
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