I giornali italiani non brillano
mai (quasi mai) per originalità. Il mercato editoriale ha un assetto molto
rigido e, salvo pochi outsider come l’aggressivo
Fatto e la rediviva Unità, i moloch
dell’informazione sono, nel profondo, ben fermi. Non c’è vera concorrenza, perché in fondo il
mercato dei lettori è ancor più fermo di quello di chi scrive. I giornali sono
allineati su offerte e contenuti. Cambia il modo di presentarli, cambia la profilazione secondo il pubblico di
riferimento. Difficilmente cambia il timone, la gerarchia delle notizie e il peso
attribuito ad esse in prima pagina.
Oggi, domenica sette febbraio,
colpisce l’idea di fondo che serpeggia fra le prime pagine dei giornali. Un’idea
che in modi differenti è arrivata dai commentatori di politica interna, dai
notisti, dagli editorialisti.
Appare chiaro che la percezione
del gioco politico è doppia. Non voglio soffermarmi sul dato politico. E’
interessante la convergenza, rispetto alla percezione.
E’ vero: sono partito dal
presupposto che i giornali italiani non brillino mai (quasi mai) per
originalità ma qui non siamo ad analizzare i presupposti, qui si parla di
conclusioni.
La questione delle Unioni Civili
continua a mostrare aspetti interessantissimi della comunicazione politica,
della strategia e della paura di fondo che è quella di fare qualcosa che
scontenti in primis la Chiesa e a seguire il mondo conservatore. Si cercano
parole e simboli alternativi per comunicare ciò che viene fatto; si cerca di
sostenere dissociandosi e dissociarsi sostenendo una libertà di coscienza che
dall’esterno appare fuori misura rispetto alla portata etica e morale della
scelta in atto.
E così la doppia anima di Repubblica incontra il doppio sgambetto della Stampa e tutto finisce nei due forni del Sole 24 Ore, lasciando la sensazione
che, in maniera più o meno volontaria, la cifra del confronto attuale sia
quella del doppio gioco. E questo sì,
è anche un dato politico.

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