giovedì 21 ottobre 2010

Kill your god, kill your tv

La Rai ha paura di fare qualcosa di sinistra; ma ce l'ha anche D'Alema, la cosa ormai non stupisce. Il governo ha paura della Rai; ma il governo ha paura di tutto, sono nordisti (per metafora e per sineddoche) che vedono ombre rosse ovunque e nell'incertezza di non sapere quanto andrà avanti ancora questo governo portano l'assalto alla diligenza delle nomine, delle poltrone, dei posti chiave. Il pubblico ha paura di non vedere i suoi programmi in tv; anche il pubblico più colto è ormai un pò rattrappito sui divani pronto a far la spola da tv a computer e ritorno per protestare e (per lo meno) per indignarsi. Tutti hanno paura. Di tutto. Perchè l'Italia è in preda ad una fase di borghesia isterica e schizofrenica; non c'è più differenza fra dentro e fuori il video, davanti o dietro, presentatori, pubblico e ospiti. E la sinistra è in una crisi sempre più nera. Una crisi che è fatta di persone in crisi: d'identità. E in tutto questo marasma i Fabio Fazio galleggiano fra slanci di vitalità intellettuale e riflussi ameboici. Perchè la televisione è morta, ontologicamente morta. Ed io sono per staccare la spina, laddove il cerebro sia leso a morte, laddove le funzionalità siano meramente vegetative. La televisione va spenta, una volta per tutte. I Saviano, i Paolo Rossi, i Benigni devono tornare nelle piazze, reali o virtuali e fare "formazione" delle coscienze porta a porta. E sopratutto devono far pace con l'odore dei soldi, devono liberarsi del peso dell'essere anime belle. Prima di tutto il polverone Masi-Fazio-contratti, c'erano degli accordi, pattuiti da manager e impresari, tra azienda e artisti. Perché, subito dopo, invece è diventato solo una questione di libertà d'espressione? Se per Paolo Rossi "i soldi non sono un problema", se Benigni può "lavorare anche gratis", allora io che posso dirmi di sinistra e che lotto ogni giorno per il mio stipendio e per la difesa delle mie libertà, mi sento un coglione. Questa è ipocrisia: se fino alla scorsa settimana volevano cachet di primo livello, adesso possono lavorare per la gloria? Non mi sta bene questo: ci stavano fregando prima? Ci stanno prendendo in giro? Non credo alla fregatura: Benigni merita ogni euro chiesto e guadagnato e come lui Saviano, Paolo Rossi e come loro tanti altri grandi personaggi. Lo ha detto anche Fazio a Repubblica, Benigni non è la croce rossa, non lavora gratis ed è più che giusto. E non credo però nemmeno che ci stiano prendendo in giro. L'offerta di lavorare gratis è senza dubbio sincera e disinteressata. Ma quei soldi non sono indifferenti, non si possno nascondere sotto un tappeto di buone intenzioni come polvere e sporcizia. Quei soldi, quegli ingaggi sono il compenso per la parte interpretata nello show-business. La televisione ha regole di mercato e non si può essere contemporaneamente mercanti e gesù all'interno del tempio. Allo stesso modo chiunque guardi quella scatola vuota non può considerarsi semplice telespettatore di una trasmissione, anche la più bella e impegnata per denunciare o volenterosa nel proporre il cambiamento delle cose, è lì per "vendere" qualcosa. Si è consumatori e quella trasmissione serve a far tenere acceso l'elettrodomestico che non ci serve ma ci asservisce, ci coopta e usa per venderci oggetti. Fare gratis una trasmissione non è un esempio positivo; i soldi esistono e sono ciò per cui l'uomo vive, talvolta sopravvive, più spesso uccide e combatte. Un atto anarco-pacifista sarebbe fare una trasmissione tv per pruomovere internet, usare la tv come cassa di risonanza per dare una spallata alla tv stessa, per promuovere una forma nuova di intrattenimento e informazione, più libero e consapevole. Un vero atto di libertà sarebbe di mollare la televisione al suo destino e, sopratutto i Fazio, i Benigni e i Paolo Rossi che hanno fama e seguito potrebbero dare l'avvio ad un cambiamento radicale, producendo in proprio una trasmissione su internet, questa si davvero gratis. Il Passaparola di Travaglio (che quando ha iniziato era sicuramente meno famoso di ciascuno di loro) dimostra proprio che uno spazio di approfondimento diverso è possibile e se ci sono i contenuti, la libera informazione è viva e vitale e nella tv non resteranno altro che cadaveri.

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