domenica 7 novembre 2010

Stampa rassegnata

E intanto Pompei crolla. Ai Wei Wei, pop dissidente del regime cinese col piede in due staffe (nel senso: dissidente si, ma "architetto" del Nido di Pechino con atelier di Stato) viene messo agli arresti domiciliari, come riporta Francesco Bonami sul Riformista, con tanto di scuse della polizia. Il Giornale pubblica una recensione della nuova edizione del saggio di Raymond Aron "Democrazia e rivoluzione"; l'elzeviro, scritto da Giampietro Berti s'intitola: "L'antidoto alla demagogia? La libertà". Il testo è pieno di fervore liberale, vola sulle righe di un argomento che appassiona il Berti e trovarlo sul Giornale che fu di Montanelli sarebbe cosa buona e giusta. Non fosse altro che questo Giornale non è più quello di Montanelli, ma quello di Feltri. Un occhiello poi aggiunge tranchant: "Irresponsabili sono le forze politiche che promettono obiettivi irraggiungibili", lo pensa Aron, lo scrive Berti, lo pubblica Feltri: l'editore è liberale solo su queste "piccolezze" per elite. E' amaramente ironico. Intanto il cattolico Casini chiede a Fini dalle pagine del Messaggero di "staccare la spina". E' grottesco; in più questo governo lungi dal fare testamenti, l'unica cosa di biologico che ha lasciato, sono tracce. E questo sarebbe comunque l'unico caso in cui un'eutanasia andrebbe a lenire le sofferenze e spezzare l'agonia di un soggetto diverso dal paziente: nella fattispecie noi.

E poi il Times di Londra esce con un pezzo di satira feroce su B. Non c'è nemmeno più da vergognarsi di questo paese, di questo presidente. Tutto crolla, verrebbe solo da chiedere pietà; una pietà che ha il volto della damnatio memoriae, una pietà che implora: dimenticatevi dell'Italia, almeno per un po'.

E si torna da dove si era partiti, dalla Peste Italiana, con l'incessante sforzo di denuncia dei Radicali che per voce del segretario Mario Staderini ricordano quali e quanti siano i fondi distratti dalla cura del patrimonio artistico nazionale per andare a coprire restauro e manutenzione dei beni ecclesiastici. E non è una sterile polemica anticlericale; la chiesa viene foraggiata dallo Stato sotto varie forme, non ultima quello dell'otto per mille. Ma se l'Italia e il vaticano non sono capaci di gestire e far fruttare tutto l'immenso (e inestimabile) patrimonio culturale, dovrebbero farsi da parte e affidare tutto quantomeno ad un blind trust. E se per il vangelo è peccato anche l'omissione, qui il pio Bondi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza, fare un consapevole mea culpa e andarsene a casa. Infatti, se di fronte alla barbarie islamica (una barbarie religiosa fondamentalista che ha portato alla distruzione "attiva" dei buddha di Bamiyan) l'intero globo ebbe un moto di sdegno, allo stesso modo, la scelleratezza di chi lascia (in maniera "passiva") marcire un territorio unico al mondo, dovrebbe essere oggetto di pari indagnazione. Mai come in questo momento mi sono sembrate serie, motivate ed evidenti le responsabilità di un ministro inane nel suo ruolo, incapace di richiedere e pretendere più del piatto di lenticchie che veniva "elargito" alla cultura e inevitabilmente dirottato sulla parte di "Beni Culturali" che possno parlare e lamentarsi. E intanto Pompei è crollata e un pezzo pregiato del nostro paese non c'è più. Un pezzo che era patrimonio dell'umanità del quale noi eravamo solo custodi e del quale non avevamo alcun diritto di abusare. Per dirla con gli Afterhours, Bye, bye Pompei.

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