Berlusconi ha da sempre confuso rappresentanza con rappresentazione. O per meglio dire ha contribuito sostanzialmente a portare confusione nel concetto di rappresentanza e con il tempo a trasformarlo in rappresentazione. La rappresentanza è quella che c'è sempre stata da quando c'è la Repubblica; più o meno perfetta ma sempre perfettibile, attraverso le diverse leggi elettorali. Dal Porcellum in poi la rappresentanza popolare è diventata rappresentazione personale. Le liste e il parlamento eletto sono stati fatti a Sua immagine e somiglianza. E' proprio per questo motivo che mai e poi mai, in nessuna occasione, per nessun motivo "esterno" a Berlusconi (tutto ciò che non sia di sua volontà insomma) il governo potrà cadere. Il sistema Berlusconiano è autoreferenziale. Da un lato c'è il parlamento, sua rappresentazione (la Maggioranza degli scelti), dall'altro i sondaggi (il Plebiscito catodico). Ad ogni scandalo, ad ogni processo, ad ogni ingiuria rivolta alla costituzione la risposta è: sono stato votato ed eletto per governare ed io governo, il popolo mi vuole, la gente è con me, sono qui per fare le riforme. Il sistema B. è blindato ed ha come uno scopo quello di salvare B. Come può un sistema studiato per la sopravvivenza del caro leader, porre fine a sé stesso volontariamente? Berlusconi veleggia in relativa tranquillità (politica) all'interno degli scandali (fin quando FLI glielo permette, ovviamente), di qualunque natura essi siano: sessuali, immobiliari, politici, fiscali, giudiziari. L'antipatico e brillante Facci, provocatore di Libero e intelligenza piegata al manganello di regime, all'esplosione dello scandalo Ruby ha scritto le sue dieci domande a Repubblica, parafrasando le altrettante poste da D'Avanzo a B. poco più di un anno fa, all'epoca dello scandalo Noemi Letizia. Una di queste sintetizza bene, la stanchezza e il peso che ci si porta dietro ad ogni nuovo, grottesco, scandalo. Ed è una stanchezza forse sbagliata, perché non bisogna mai smettere di indignarsi, di lottare, di cercare la verità, di volere (pretendere?) una politica migliore e in questo senso è inclusa la richiesta di dimissioni di un premier da sempre inadeguato al suo ruolo. La domanda è la seguente: "Nicole Minetti, la ragazza che ospitò la marocchina a casa sua, è un'ex igienista dentale di Berlusconi nonché ballerina di Colorado Cafè, in marzo paracadutata nel listino bloccato di Formigoni (quello delle firme false denunciato da Cappato e dai Radicali di Milano N.d.R.) che la fece eleggere nel Consiglio regionale della Regione Lombardia. Non vi sembrava già questo, senza bisogno d'altro, già sufficiente?"
Un blog nato per spo(r)t, per parlare di comunicazione, linguaggio e il suo utilizzo (pubblicità, giornalismo, web).
domenica 31 ottobre 2010
La Rappresentazione
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giovedì 28 ottobre 2010
Frattali cavoli
A poche settimane dalla scomparsa del matematico Mandelbrot, ci piace ricordare che natura, matematica e bellezza sono strettamente correlate tra loro. Di seguito un piccolo link che non serve a dimostrare nulla, va solo goduto: http://www.wackerart.de/fractal_english.html
venerdì 22 ottobre 2010
Una singolare pluralità
Alla notizia del richiamo da parte dell'Agcom alla Rai, per la mancanza di pluralità al Tg1 e l'evidente sbilanciamento in favore della maggioranza (in termini di tempo dedicato), Marco Beltrandi (Radicale, componente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai) ha sbottato: è troppo! Troppo tardi. Troppo poco.
Alla stessa notizia Minzolini ha reagito dichiarando: l'Agcom utilizza una società di rilevazione diversa; secondo la nostra, siamo in regola. E non ha tutti i torti. Tra un Gasparri e un Cicchitto c'è sempre almeno un intervista a dei cani con code acconciate da hair stylist internazionali o il punto sui nuovi gusti di gelato artigianale della costiera romagnola. Non si può proprio dire che si parli solo di come la pensa il Pdl. A volte viene il dubbio persino se ci sia qualcuno che pensa nel Pdl; poi Bossi mostra un dito medio, fa un rutto e alcune smorfie incomprensibili e ti viene voglia di dare una laurea honoris causa a Frattini, che, tutto si può dire, ma non che non sia un bell'uomo. Oppure un Nobel a Maroni, che ha dovuto combattere una lunga battaglia (civile) perché il suo partito accettasse il suo essere artista, il suo animo sensibile di bluesman, i suoi occhiali estrosi. Quegli stessi occhiali che ti fanno domandare: ma le montature sgargianti sono state la dote portata alla destra dal convertito Mughini o è stato il loro sdoganamento a portare l'intellettuale di sinistra per eccellenza da Ecce bombo a Contro campo?
giovedì 21 ottobre 2010
Kill your god, kill your tv
La Rai ha paura di fare qualcosa di sinistra; ma ce l'ha anche D'Alema, la cosa ormai non stupisce. Il governo ha paura della Rai; ma il governo ha paura di tutto, sono nordisti (per metafora e per sineddoche) che vedono ombre rosse ovunque e nell'incertezza di non sapere quanto andrà avanti ancora questo governo portano l'assalto alla diligenza delle nomine, delle poltrone, dei posti chiave. Il pubblico ha paura di non vedere i suoi programmi in tv; anche il pubblico più colto è ormai un pò rattrappito sui divani pronto a far la spola da tv a computer e ritorno per protestare e (per lo meno) per indignarsi. Tutti hanno paura. Di tutto. Perchè l'Italia è in preda ad una fase di borghesia isterica e schizofrenica; non c'è più differenza fra dentro e fuori il video, davanti o dietro, presentatori, pubblico e ospiti. E la sinistra è in una crisi sempre più nera. Una crisi che è fatta di persone in crisi: d'identità. E in tutto questo marasma i Fabio Fazio galleggiano fra slanci di vitalità intellettuale e riflussi ameboici. Perchè la televisione è morta, ontologicamente morta. Ed io sono per staccare la spina, laddove il cerebro sia leso a morte, laddove le funzionalità siano meramente vegetative. La televisione va spenta, una volta per tutte. I Saviano, i Paolo Rossi, i Benigni devono tornare nelle piazze, reali o virtuali e fare "formazione" delle coscienze porta a porta. E sopratutto devono far pace con l'odore dei soldi, devono liberarsi del peso dell'essere anime belle. Prima di tutto il polverone Masi-Fazio-contratti, c'erano degli accordi, pattuiti da manager e impresari, tra azienda e artisti. Perché, subito dopo, invece è diventato solo una questione di libertà d'espressione? Se per Paolo Rossi "i soldi non sono un problema", se Benigni può "lavorare anche gratis", allora io che posso dirmi di sinistra e che lotto ogni giorno per il mio stipendio e per la difesa delle mie libertà, mi sento un coglione. Questa è ipocrisia: se fino alla scorsa settimana volevano cachet di primo livello, adesso possono lavorare per la gloria? Non mi sta bene questo: ci stavano fregando prima? Ci stanno prendendo in giro? Non credo alla fregatura: Benigni merita ogni euro chiesto e guadagnato e come lui Saviano, Paolo Rossi e come loro tanti altri grandi personaggi. Lo ha detto anche Fazio a Repubblica, Benigni non è la croce rossa, non lavora gratis ed è più che giusto. E non credo però nemmeno che ci stiano prendendo in giro. L'offerta di lavorare gratis è senza dubbio sincera e disinteressata. Ma quei soldi non sono indifferenti, non si possno nascondere sotto un tappeto di buone intenzioni come polvere e sporcizia. Quei soldi, quegli ingaggi sono il compenso per la parte interpretata nello show-business. La televisione ha regole di mercato e non si può essere contemporaneamente mercanti e gesù all'interno del tempio. Allo stesso modo chiunque guardi quella scatola vuota non può considerarsi semplice telespettatore di una trasmissione, anche la più bella e impegnata per denunciare o volenterosa nel proporre il cambiamento delle cose, è lì per "vendere" qualcosa. Si è consumatori e quella trasmissione serve a far tenere acceso l'elettrodomestico che non ci serve ma ci asservisce, ci coopta e usa per venderci oggetti. Fare gratis una trasmissione non è un esempio positivo; i soldi esistono e sono ciò per cui l'uomo vive, talvolta sopravvive, più spesso uccide e combatte. Un atto anarco-pacifista sarebbe fare una trasmissione tv per pruomovere internet, usare la tv come cassa di risonanza per dare una spallata alla tv stessa, per promuovere una forma nuova di intrattenimento e informazione, più libero e consapevole. Un vero atto di libertà sarebbe di mollare la televisione al suo destino e, sopratutto i Fazio, i Benigni e i Paolo Rossi che hanno fama e seguito potrebbero dare l'avvio ad un cambiamento radicale, producendo in proprio una trasmissione su internet, questa si davvero gratis. Il Passaparola di Travaglio (che quando ha iniziato era sicuramente meno famoso di ciascuno di loro) dimostra proprio che uno spazio di approfondimento diverso è possibile e se ci sono i contenuti, la libera informazione è viva e vitale e nella tv non resteranno altro che cadaveri.
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domenica 17 ottobre 2010
La follia di un giorno qualunque
L'immagine del corto cirtuito politico-economico-sociale di questo paese è più che mai evidente sulle prime pagine dei quotidiani oggi in edicola. Non è, non solo almeno, una questione di tipologia di notizie, è lo spazio attribuito e la collocazione delle stesse. C'è una parte della società a rischio marginalizzazione e una parte della società alla quale di questo e di molto altro non frega assolutamente nulla. Tutti i principali quotidiani aprono sulla notizia della grande (non imponente, ma notevole) manifestazione di Fiom e Cgil a Roma. E già su questa, i disinteressati, ricamano a suon di duelli Vendola-Bersani. Di spalla gli articoli sul caso di Avetrana. Dimostrando che i disinteressati, il partito della tv, il movimento del non-voto hanno una maggioranza relativa ma di riferimento un pò per tutti. E sulla notizia, nessun quotidiano ci risparmia foto e dettagli e commenti e interviste. Ma se Corriere della Sera e Stampa aprono con un certo rigore istituzionale su temi economici, dedicando almeno le prime quattro pagine (il Corriere anche di più) alla manifestazione di Roma e alla crisi economica (la Stampa con intervista esclusiva a Trichet della BCE) il capolavoro viene dalla sinistrata Repubblica che titola grande in prima sulla Fiom ma fino a pagina cinque, ci parla solo di Avetrana; raggiungendo il colmo del ridicolo con un intervista a Niccolò Ammanniti sul sud violento e brutale. Una scelta incomprensibile. Non che ci si aspetti un'ampia copertura della manifestazione, così come fatto da Unità o Liberazione... Rimane il fatto che un omicidio catalizza pari, se non maggior attenzione e occupa più spazio dei reali problemi del paese. Quelli di cui appunto, appare evidente, non importa nulla (o quasi) a nessuno; a riprova di ciò c'è il fatto che lo spazio dedicato alla manifestazione che ha coinvolto decine, centinaia di migliaia di persone è pari a quello di due complici di un omicidio, per un unica ragione: della manifestazione non si poteva fare a meno di parlare, del caso di Avetrana si voleva assolutamente farlo. Domani questa notizia di nera, infatti, sarà ancora sovrana; della manifestazione parleranno solo i notisti politici, per congetturare sul futuro del PD. Delle ragioni della protesta non resterà nulla e le ragioni del Giornale che, stancamente, apre per l'ennesima volta su Fini, saranno ancor più valide e forti, perché non ipocrite come gli appelli di Bersani a parlare "dei-fatti-che-interessano-il-paese". Dov'era Bersani ieri mentre il Giornale pensava a lustrare il manganello per assestare l'ennesima legnata a Fini e i problemi reali si palesavano come spettri in piazza San Giovanni?
Così, sconfortati da questo modo di dipingere la realtà, si arranca fra le pagine melmose di cronaca a scoprire che gli amici di Alessio Burtone dichiarano che avrebbero fatto lo stesso e questo è davvero inquietante: a Roma c'è un certo numero di persone pronte a prendere a pugni altre persone per un banale alterco nella metro, consapevoli del rischio di ridurle in fin di vita e nonostante ciò incuranti delle conseguenze. Allo stesso modo muore in silenzio e nella quasi totale indifferenza, Radicali esclusi, il 136º carcerato da inizio anno e la madre di Daniele Franceschi scrive a Carla Bruni per sapere. Per sapere perché, perché anche Daniele Franceschi è stato morto da mano poliziotta. Ma le pagine de Il Fatto ci regalano una piccola speranza alla fine di questo tunnel in una breve di poche righe ma piene di significato: è nata a Ferrara l'associazione "Le loro voci", fondata dai familiari delle vittime delle forze dell'ordine, presieduta da due donne fortissime e coraggiose: la madre di Federico Aldrovandi e la sorella di Stefano Cucchi; perché se la storia non si può cambiare, il presente non si può dominare e il futuro non si può prevenire, bisogna comunque cercare di migliorare la realtà di cui siamo protagonisti.
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giovedì 14 ottobre 2010
Forbice tra opinioni e realtà
Alcune iniziative di Beppe Grillo, non le ho mai condivise. Nel merito talvolta, più spesso nel metodo. Molto populismo, una certa violenza verbale che va oltre la sua ben nota capacità di provocatore, un pedante giustizialismo: tutti modi, a mio avviso, sbagliati di porre questioni e portare avanti idee innovative, liberali e sopratutto giuste. Ma non è mia intenzione criticare Grillo: le qualità positive dei suoi atti politici sono enormemente superiori a qualunque cavillo o appiglio di sorta. In particolare è mia intenzione ripescare e ricordare una sua interessante iniziativa di controinformazione, quella chiamata Zappiamo Forbice (http://www.beppegrillo.it/iniziative/zappiamoforbice/) nella quale la mobilitazione diretta contro un "trombone" del "regime" (nel senso radicale di partitocrazia e media asserviti) desse modo di stimolare la trasmissione al dibattito; nella realtà dei fatti si è poi finiti in un muro contro muro. Però l'iniziativa di Grillo merita adesso di tornare d'attualità e magari di essere rilanciata dal blog stesso, visto che Forbice a partire dal 18 ottobre proporrà un ciclo di interventi sul nucleare con ospiti quali ad esempio l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti o la ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo o ancora, il neo-ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani: di certo non persone semplicemente "informate dei fatti", ma vere e proprie parti in causa nel processo di ritorno verso il nucleare. Tutto fa presagire che l'informazione sarà a senso unico o almeno è lecito supporre che la propensione sia quella di "informare sponsorizzando". È vero che sul nucleare e sulle fonti energetiche, è molto difficile dare una informazione completa che tenga conto di tutti i punti di vista; ma chiunque, volendo affrontare questo argomento con serietà, dovrebbe tenere conto ameno di un fatto, a mio avviso imprescindibile: gli italiani si sono già espressi contro il nucleare in un referendum e anche se è possibile che nel mentre il "sentiment" della popolazione sia mutato, non è lecito supporlo o desumerlo men che meno sulla base di sondaggi a campione. Se intorno alla decisione di tornare al nucleare, calata totalmente dall'alto, si vuole aprire tavoli di discussione o illustrativi, è necessario che siano propedeutici ad una consultazione referendaria. E se tale possibilità non può essere di fatto ancora reale, almeno bisogna impegnarsi per garantire non una contro-informazione ma una informazione libera e completa. Senza alcun taglio di Forbice.
mercoledì 13 ottobre 2010
Il mestiere delle armi
Prima considerazione: il ministro La Russa ha dichiarato, sulla scorta degli avvenimenti luttuosi accaduti in Afghanistan alcuni giorni fa, che il sondaggio fatto da Sky Tg24 il giorno seguente all'attentato fosse falsato dall'onda emotiva dell'evento stesso. Diceva ciò in virtù della preponderanza di espressioni favorevoli al ritiro delle truppe. Nella medesima intervista, rilasciata al Messaggero, ha affermato anche la necessità di armare i "nostri" bombardieri. Quindi, delle due l'una: o le opinioni del ministro subiscono la stessa emotività, o in ciò che dice c'è della premeditazione. Insomma o si sta facendo trascinare dagli eventi o sta cercando di cavalcare un'onda pericolosa. In entrambi i casi non resta altro che il sapore amaro di una beffa chiamata missione di pace.
Seconda considerazione: un militare, di alto grado, intervistato ieri da Rai News24 ha dichiarato che il mestiere del militare è diverso da tutti gli altri. È un mestiere che offre una speranza e uno stipendio e - ha ammesso l'ufficiale - sebbene molti giovani inizino questa carriera proprio con la prospettiva del facile stipendio (un lavoratore va sempre rispettato, aggiungo io) poi, col tempo, questo mestiere diviene una vera passione. Se ne deduce quindi che il valore aggiunto di questo mestiere sia la passione. È opinabile che tale valore aggiunto sia una prerogativa? Io, non riesco a farmi convincere da questa retorica delle armi. Il coraggio non è, o meglio non è solo, quello di chi va in zone di guerra in veste da militare. La passione non è solo quella di chi sceglie armi da fuoco per combattere la sua battaglia. Il coraggio e la passione animano milioni di civili in ogni angolo della terra, persone che al contrario dei militari, partiti alla guerra da volontari, affrontano tutti i giorni la vita e spesso trovano la morte, facendo lavori ai quali la retorica non riserva elogi e dei quali non tesse le lodi. Ma forse è ora di finirla, proprio perchè i militari ormai sono di carriera e non di leva, proprio perchè vogliono essere chiamati professionisti, proprio perchè come ogni altro essere umano adulto che si alza per andare a lavorare, in cantieri o fabbriche, percorrendo migliaia di chilometri l'anno in viaggi più o meno faticosi, la consapevolezza è che nella vita non esistono certezze. Ma la speranza è una per tutti; una e una sola. E forse ancor più che una speranza è una necessità: tornare a casa tutti, sempre, vivi.
domenica 10 ottobre 2010
Le stanze vuote del pensiero
Rosita Celentano, beata figlia del padre, ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport (in una intervista di ampio respiro sui temi che interessano davvero laggente come la moda, la tv, le cose) di essere grande appassionata di oroscopi e astrologia; ma di non crederci fino in fondo perché cresciuta in una famiglia cattolica. Lei, ha affermato, non è mica superstiziosa. A volte, è lecito supporre, si rivolgerà ad un essere invisibile per i suoi dubbi, i suoi desideri e le sue preghiere, nel momento della paura sono certo che senta con chiarezza che uno o più angeli siano lì a sostenerla e una folta schiera di santi (ce n'è uno da invocare per ogni necessità!) sia pronta a correrle in soccorso. Ma questa è religione, non superstizione. È sempre bello scoprire che c'è chi ha le idee chiare e il coraggio di esprimerle. Però le sue dichiarazioni insulse mi hanno dato modo di riflettere sul suo essere paradigmatico, sulla sua figura esemplificativa del cono d'ombra, dell'antimateria, che è oggi l'italiano medio: lei è al vertice di una ipotetica piramide fatta di televisione e oroscopi, credenze popolari, tradizione e moda frullate assieme, il tutto servito nella luccicante confezione del giornale italiano più letto: un quotidiano sportivo. È sempre più evidente infatti, anche di fronte ad un così modesto esempio, che i cervelli che non fuggono si stanno svuotando, la razionalità ed il ragionamento latitano; ed anche la memoria è sempre più cosparsa di buchi e di vuoti, i loci ciceroniani sono disabitati, le stanze di Giordano Bruno sono spoglie o arredate solo ed unicamente da inutili credenze.
venerdì 8 ottobre 2010
la corrispondenza biunivoca
La corrispondenza biunivoca è anzitutto un concetto matematico. Oltre che un'evidenza. La corrispondenza è il simbolo dell'oggettiva soggettività del rapporto che ognuno, ed io pure, ha col mondo circostante. La corrispondenza biunivoca non rappresenta la complessità del mondo, ma ciò che viene dopo. Se ogni problema può avere più di una soluzione (che genera altri problemi ai quali trovare soluzioni), se ogni argomento può avere un numero pari (o dispari) di tesi a sostegno e contrarie, ciò che ci spinge a prendere una posizione, esprimere una preferenza è la corrispondenza biunivoca che ci lega alle nostre scelte. O almeno, questo è ciò per cui scrivo: una scelta.
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