Prima considerazione: il ministro La Russa ha dichiarato, sulla scorta degli avvenimenti luttuosi accaduti in Afghanistan alcuni giorni fa, che il sondaggio fatto da Sky Tg24 il giorno seguente all'attentato fosse falsato dall'onda emotiva dell'evento stesso. Diceva ciò in virtù della preponderanza di espressioni favorevoli al ritiro delle truppe. Nella medesima intervista, rilasciata al Messaggero, ha affermato anche la necessità di armare i "nostri" bombardieri. Quindi, delle due l'una: o le opinioni del ministro subiscono la stessa emotività, o in ciò che dice c'è della premeditazione. Insomma o si sta facendo trascinare dagli eventi o sta cercando di cavalcare un'onda pericolosa. In entrambi i casi non resta altro che il sapore amaro di una beffa chiamata missione di pace.
Seconda considerazione: un militare, di alto grado, intervistato ieri da Rai News24 ha dichiarato che il mestiere del militare è diverso da tutti gli altri. È un mestiere che offre una speranza e uno stipendio e - ha ammesso l'ufficiale - sebbene molti giovani inizino questa carriera proprio con la prospettiva del facile stipendio (un lavoratore va sempre rispettato, aggiungo io) poi, col tempo, questo mestiere diviene una vera passione. Se ne deduce quindi che il valore aggiunto di questo mestiere sia la passione. È opinabile che tale valore aggiunto sia una prerogativa? Io, non riesco a farmi convincere da questa retorica delle armi. Il coraggio non è, o meglio non è solo, quello di chi va in zone di guerra in veste da militare. La passione non è solo quella di chi sceglie armi da fuoco per combattere la sua battaglia. Il coraggio e la passione animano milioni di civili in ogni angolo della terra, persone che al contrario dei militari, partiti alla guerra da volontari, affrontano tutti i giorni la vita e spesso trovano la morte, facendo lavori ai quali la retorica non riserva elogi e dei quali non tesse le lodi. Ma forse è ora di finirla, proprio perchè i militari ormai sono di carriera e non di leva, proprio perchè vogliono essere chiamati professionisti, proprio perchè come ogni altro essere umano adulto che si alza per andare a lavorare, in cantieri o fabbriche, percorrendo migliaia di chilometri l'anno in viaggi più o meno faticosi, la consapevolezza è che nella vita non esistono certezze. Ma la speranza è una per tutti; una e una sola. E forse ancor più che una speranza è una necessità: tornare a casa tutti, sempre, vivi.
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